Zenone Sovilla

La fine e l’inizio dell’anno sono un periodo di bilanci. Per parte mia ho colto l’occasione per togliermi una curiosità: da tempo avevo l’impressione che una serie di significative battaglie riguardanti la qualità della vita e dell’ambiente in Trentino fossero tenute vive prevalentemente dall’impegno di comitati popolari o di piccole associazioni, mentre fra le grandi organizzazioni “storiche” qualcuna dava quantomeno l’impressione di appassionarsi poco a materie da molti altri considerate – viceversa – delle vere e proprie emergenze.

Ci ho ripensato un paio di mesi fa, mentre ascoltavo alla radio Rai regionale un colloquio con la presidente di Legambiente Trento, la nota ecologista Maddalena Di Tolla, che in quell’occasione aveva affrontato con grande competenza una serie di temi di primo piano legati alla crisi ecologica globale; a una domanda circa la situazione locale, tuttavia, l’attivista aveva invece risposto scegliendo un registro generico e tracciando un quadro sicuramente meno drammatico che in altre zone d’Italia pur con varie questioni aperte.
Nessun cenno a vicende o a criticità specifiche.
Tipo la problematica rifiuti con la battaglia contro l’inceneritore voluto dalla Provincia autonoma, l’inquinamento dell’aria e della terra in Valsugana legato all’attività dell’acciaieria e (nella medesima valle) le discariche abusive di rifiuti tossici cui fra l’altro ha dedicato un significativo documentario anche la versione italiana di Current.tv, il canale fondato dall’ex vicepresidente americano Al Gore (l’anno scorso, sul palco del Festival internazionale del giornalismo a Perugia, lo stesso politico Usa menzionò l’inquietante vicenda trentina riferendo della scomoda inchiesta svolta dalla giovane emittente e tuttora reperibile online qui).

Evidentemente, al di là delle sensibilità, non tutti possono occuparsi di tutto.
Sarà probabilmente per questo motivo che un’altra vivace organizzazione locale, Trentino Arcobaleno, anima fra l’altro della bella fiera “Fa la cosa giusta”, non mi risulta si sia mai accalorata accanto a chi da anni produce una mole di iniziative di vario segno (divulgative, scientifiche, legali, politiche…) contro l’accensione del bruciatore di immondizia.

Anche i Verdi in questi anni hanno mostrato un atteggiamento un po’ tiepido su alcuni fronti, a cominciare dall’inceneritore. Sarà probabilmente perché l’idea di adottare questo modello antiquato per (non) chiudere il ciclo dei rifiuti è stata partorita da governi provinciali composti anche da loro. Recentemente, tuttavia, l’aria sta cambiando significativamente, a vedere dalla risolute prese di posizione di Roberto Bombarda, Aldo Pompermaier e Lucia Coppola.

Per verificare la mia sensazione circa le priorità locali di alcune prestigiose realtà dell’ambientalismo, ho consultato l’archivio 2010 dell’Adige, che ha sostanzialmente confermato l’impressione che sodalizi come Legambiente (ma anche il Wwf, sia pure in misura diversa) non abbiano dedicato grandi energie alle vicende qui menzionate; diverse sono state invece le scelte di altre realtà storiche, quali Italia nostra, che su questo terreno si impegna da anni con convinzione.

Poche settimane fa mi era capitato di scambiare qualche opinione sull’inceneritore con un “vecchio” ambientalista il quale, mostrando di avere a cuore ben altre emergenze di certo importantissime (le foreste amazzoniche, lo scioglimento dei ghiacciai, la vita dei fiumi, l’agricoltura biologica), mi ha detto sostanzialmente che in fondo ci si può ritenere abbastanza soddisfatti del ridimensionamento dell’impianto progettato a Ischia Podetti. Insomma, “piccolo è bello”… ma quello slogan verde degli anni ’70 – ’80 voleva dire ben altro. Nella pur breve conversazione mi è sembrato anche di cogliere nel mio interlocutore un certo disappunto nei riguardi del movimento di cittadini e organizzazioni da tempo in campo contro l’inceneritore: la loro prassi è considerata troppo “radicale”.
Ho compreso che, forse, certe evanescenze da me notate in questi anni si possono spiegare con quella originale declinazione del “piccolo è bello” (che rasserena tutti i Palazzi e i palazzini), con una scarsa consapevolezza dell’importanza e delle ricadute della questione rifiuti, con la disapprovazione dell’altrui modus operandi sul fronte del dissenso.
Ma mi ricordo anche che, sempre in quest’area dell’ecologlismo istituzionalizzato, si diceva “pensare globalmente, agire localmente”.
E allora inizio a non capirci più molto; poi però vedo che in alcuni c’è stato o è in corso un ravvedimento, in qualche caso anche furioso, specie dopo la notizia del mese scorso sul bando inceneritorista andato deserto. Una metamorfosi “in pectore” nel mainstream del pensiero di potere in Trentino? Forse un effetto indiretto dei primi, timidi dubbi espressi anche da chi – nei vari Palazzi – in passato elogiava in un delirio propagandistico l’estetica postmoderna dei lucidi camini fumanti in qualche capitale europea? Possibile.

Frattanto, proprio oggi anche Legambiente Trento ha diffuso un comunicato stampa col quale, pur prendendo le distanze dallo strumento del digiuno utilizzato dalla presidente di Nimby trentino Simonetta Gabrielli (ma riconoscendole impegno e coerenza civile), “si unisce al coro delle associazioni e dei cittadini che chiedono (come anche noi abbiamo fatto appena uscita la notizia) che l’occasione del bando andato deserto per l’appalto dell’inceneritore permetta di riaprire un vero confronto sulla gestione dei rifiuti”.
Da qui la richiesta anche da parte di Legambiente di un tavolo di lavoro per la riscrittura del Piano rifiuti.

A questo punto, sorge spontaneo un interrogativo: saremmo arrivati qui se una buona parte dell’ecologismo organizzato si fosse impegnato fin da subito con maggiore generosità e meno vaghezza?
Probabilmente no. E forse il Trentino oggi sarebbe un’avanguardia nella gestione sana del ciclo dei rifiuti. Invece si resta a discutere di progetti obsoleti sperando che qualche tentennamento e qualche crepa nel muro di gomma suggerisca finalmente di archiviare un’ipotesi vecchia di decenni e faccia prevalere una soluzione adeguata ai tempi correnti e da qui a venti o trent’anni.